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Aspetti fiscali su convenzioni per servizio mensa ai dipendenti

By on Febbraio 25, 2015

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Anche tu rimborsi i pasti ai tuoi dipendenti? Ti stai chiedendo come poter ottimizzare la gestione di tali costi e quella degli adempimenti amministrativi che ne derivano?

Nel caso l’azienda voglia fornire ai propri dipendenti un servizio mensa al momento della pausa, ma non abbia un numero di dipendenti tale da poter offrire un servizio interno, può indirizzarsi verso la sottoscrizione di una convenzione con un esercizio pubblico.

Vediamo gli aspetti fiscali di una tale scelta.

La convenzione che un’impresa sottoscrive con un ristorante o con un esercizio pubblico per la somministrazione di pasti ai propri dipendenti, è stata assimilata dall’Agenzia delle Entrate alla gestione di mense interne (circolare 6/E del 3 marzo 2009).

Con la stessa circolare, l’Agenzia ha ritenuto il costo interamente deducibile, non potendo essere assimilato alla mera somministrazione di alimenti e bevande eseguita nel Comune in cui ha sede l’azienda (nel qual caso il costo sarebbe deducibile al 75%), ma trattandosi dell’acquisto di un servizio complesso.

Quanto all’ Irap, va ricordato che, secondo la circolare 27/E del 26 maggio 2009, pur in presenza di indeducibilità del costo del lavoro dipendente, continuano ad essere deducibili, anche dopo la riforma del 2009, i costi per servizi destinati alla generalità dei dipendenti, quali il servizio di mensa cui è assimilata la convenzione con il ristorante esterno.

Relativamente all’iva, con l’entrata in vigore del DL 112/2008, la stessa è interamente detraibile.
E per i dipendenti?

L’art. 51 comma 2 lettera c) del TUIR stabilisce che “non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro, nonché quelle in mense organizzate da parte del datore di lavoro o gestiti da terzi”: viene pertanto esclusa l’imponibilità fiscale e previdenziale delle somministrazione di vitto da parte del datore di lavoro, nonché di quelle in mense organizzate direttamente dallo stesso o gestite da terzi anche tramite convenzione con il ristorante o la fornitura di cestini preconfezionati. E questo a differenza dei buoni pasto (che sono imponibili fiscalmente e previdenzialmente per la parte eccedente euro 5,29).

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